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Mio Fratello è Scemo 3: la recensione del 4° episodio

Nicola Adobati

L’evoluzione si sente sempre di più.

Mio Fratello è Scemo“, webserie scritta sia da Michael Righini che da Matteo Carbone e diretta sia dal primo menzionato che da Enrico Vezzù, è uno dei prodotti più popolari e meglio criticati di YouTube Italia da più di un anno. L’ultima puntata, con le sue 234.000 visualizzazioni, è riuscita a risultare uno dei primi video visti quest’anno sulla piattaforma rapportando la sua lunga durata (dura infatti 24 minuti). Dopo aver fatto un’analisi approfondita di come il fenomeno dell’opera si è trasformato nel tempo ed adesso che è uscito il quarto episodio della terza stagione è arrivato il momento di dargli un’occhiata.

Ecco qui la trama degli eventi riguardanti la terza parte della webserie (e a chi non ha visto ancora nulla di quest’ultima consigliamo immediatamente di iniziare la prima stagione invece di proseguire con la lettura):

“Dopo aver passato tanto tempo a mettere spesso nei guai suo fratello Michael (interpretato da Michael Righini) con le sue continue faccende legate ad attività criminali come vendita di droga e furti, adesso è Matt (interpretato da Matteo Carbone) ad essere per la prima volta in serio pericolo, perché è stato preso in ostaggio da El Gringo (interpretato da Nicola Adobati), un narcotrafficante che vuole vendetta da El Magico (interpretato da Raja Sethi), un boss della malavita ancora più pericoloso di lui. Matt dovrà condurre El Gringo da El Magico, o saranno guai seri per lui. Nel frattempo Michael non se ne starà con le mani in mano mentre suo fratello rischia la vita, per questo, insieme al fidato compagno Igor, per la prima volta prende seriamente in considerazione di scendere nell’abisso pur di salvare Matt…”

(Andrea Guagnini in una scena dell’episodio, mentre Nicola Adobati è nella foto in alto)

In questo quarto episodio ritroviamo gli elementi tipici della webserie per quanto riguarda il piano tecnico: la regia infatti continua ad essere sopra la media delle produzioni legate a YouTube. I movimenti da macchina da presa appaiono meno ispirati rispetto agli scorsi episodi della terza stagione passata e somigliano in certi versi più ad alcuni movimenti della prima stagione, ma le inquadrature geometriche sono sempre impostate in modo interessante e dei guizzi alti non mancano (l’inquadratura del tempo che passa per esempio è bellissima). Ottima anche la fotografia, la quale è investita da sfumature oscure che definiscono perfettamente l’atmosfera ansiogena creata dalla brutta situazione in cui ormai tutti i personaggi si trovano, ma allo stesso tempo queste sfumature sono mischiate con continui tocchi di luce che vuole forse riflettere quella speranza che i protagonisti cercano in tutti i modi inseguire (molto intelligente per esempio le scene girate nelle parti notturne in cui c’è un limpido grigio, come se il blu chiaro ed il nero si fossero scontrati), un continuo ed interessante equilibrio tra bene e male. Ottimo anche l’utilizzo delle musiche.

Per quanto riguarda il cast, ancora una volta la recitazione continua ad avere livelli più che buoni: Raja Sethi riesce a rendere bene la manipolazione del boss malavitoso e Andrea Guagnini colpisce con le sua mimica facciale in cui la sicurezza del Signor Bianchi non vacilla nemmeno con le domande in cui viene suscitata più irritazione. Inoltre Michael Zimotti sta accumulando esperienza diventando sempre più naturale e complimenti poi a Elisa Marchisoni per la sua espressività, mentre Ilenia Sbarufatti è più che convincente nel ruolo della moglie di El Gringo, mostrando una forte fermezza d’animo. Invece Matteo Carbone ha creato nel volto di Matt una vera e propria rassegnazione, dando al personaggio uno sguardo quasi spento per tutta la situazione creata intorno, come se ormai nulla potrebbe più sorprenderlo e volesse dire “ormai sono qui e questo incasso.” Ma nonostante tutte queste prove più che convincenti, a rubare la scena sono Michael Righini e Nicola Adobati: il primo ha degli sguardi davvero potenti, specialmente nella scena in cui il personaggio spiega le sue ragioni e la telecamera inquadra il suo volto, in cui c’è un incredibile misto tra disperazione e rabbia retti sempre e solo da forte coraggio e decisione. Infine Nicola Adobati arriva dritto al cuore dello spettatore, con i suoi toni che quasi si bloccano nella gola per mostrare nel modo più vero un profondo rimorso che vuole quasi esplodere in una rabbia gigantesca che tuttavia non riesce a venire a galla perché subito dopo una grande tristezza lo chiude in sé stesso… ed ogni singolo elemento di questa tristezza è espresso alla perfezione in ogni espressione dell’attore.

(Michael Righini in una scena della puntata)

Adesso dovrò analizzare la caratterizzazione dei personaggi e della trama e quindi avviso che farò spoiler, quindi è consigliato a chi non ha visto ancora questo episodio di non andare avanti con la lettura. Le cose sono peggiorate sempre di più ormai: Michael è stato costretto a patteggiare con El Magico e a promettergli di consegnarli El Gringo pur di riuscire a portare a casa Matt sano e salvo, mentre quest’ultimo ed El Gringo ormai vagano senza meta.

Una cosa che va sottolineata per primo è il rapporto tra gli ultimi due menzionati, il quale ormai si è trasformato perché si sono trasformati i due personaggi: Matt infatti guarda con enorme dispiacere il suo ex complice e si prende la colpa della morte di sua figlia. Per la prima volta Matt si prende la responsabilità di un disastro il quale è peggio di tutti i guai causati a Michael messi insieme, senza alcuna giustificazione o aggiramento, mostrando la crescita che il personaggio ha fatto. Proprio per questo Matteo Carbone ha spento di più le espressioni del suo personaggio: la rassegnazione ed il senso di colpa di Matt portano quest’ultimo ormai a guardare tutte le azioni con passività, perché è sempre più convinto che tutto ciò che ha combinato l’abbia portato ad un punto irreparabile. Quando si confessa a El Gringo, sembra quasi che non gli importi più di nulla, quasi come se dicesse a quest’ultimo “Per la gravità delle mie parole un proiettile in testa forse mi farebbe provare qualcosa di migliore.

(Raja Sethi in una scena dell’episodio)

Dopo questa confessione ci si aspetta che El Gringo perda immediatamente il nume della ragione, vista la freddezza e la rabbia con cui ha trattato Matt per tutto il tempo… ed invece no, anzi, risponde con una calma decisamente inattesa, quasi come se volesse dire a Matt di stare tranquillo, atteggiamento che il personaggio non ha mai avuto. E da qui viene fuori il gigantesco tormento del trafficante: la morte di sua figlia è da attribuire solamente alle sue azioni, perché si è battuto tanto affinché possa avere del benessere… ed invece ciò di cui aveva bisogno lei, come lui stesso dice, era solamente di amore. Da qui la tragedia di un uomo il quale, come spesso accade nella vita, capisce ciò che davvero è indispensabile per un suo caro, in questo caso il suo tesoro più grande, solo dopo che quest’ultimo non c’è più. Il confronto tra lui e Matt mostra il profondo rimorso di chi nella vita ha creato solo problemi, seppur per motivi diversi, nonostante entrambi siano avvolti da una grande umanità.

L’aumento delle situazioni negative, sempre più grandi a causa dell’arrivo di El Magico che rappresenta in maniera definitiva tutta l’indifferenza e la spietatezza del male del mondo, creano problemi anche nei rapporti con le persone: Elisa vuole dimostrare conforto ma si sente che è sempre più esasperata per quello che sta succedendo, mentre la collaborazione tra Michael, Igor ed il Signor Bianchi si fa sempre più fredda, perché i primi due cominciano a sospettare di lui nonostante quest’ultimo svolga sempre un grande lavoro. Ma dopotutto, come non sospettare di qualcuno che forse accetta di fare aiutare il prossimo solamente in cambio di denaro, cosa a cui Michael non è affatto abituato?

(Ilenia Sbarufatti in una scena della puntata)

Ma è Michael il personaggio in cui più si avverte l’evoluzione: dopo la fine del terzo episodio ormai si era convinti che niente avrebbe mai potuto fargli cambiare idea e sarebbe stato disposto a dare una persona in pasto ai lupi pur di riavere con sé suo fratello. Il male costringe ad essere feroci, questo era quello che sembrava aver raggiunto dopo il monologo sul cane… eppure, dopo aver sentito il racconto del passato di El Gringo, un’altra cosa in lui scatta di nuovo. Avrebbe potuto vendere quest’ultimo a El Magico e le speranze della fine di tutto sarebbero forse aumentate… ed invece no, perché l’uomo che ha dato la caccia a lui e Matt per giorni, nonostante queste azioni appena nominate, non se lo sarebbero mai meritato. Tuttavia, un altra forte determinatezza di Michael decisamente evoluta si è vista: per aiutare qualcuno, non ha esitato ad uccidere uno scagnozzo di El Magico, la sua prima uccisione. Evidentemente ormai Michael capisce che per combattere il male a volte è necessario altro male… ma nonostante ciò è stata l’umanità ad aver vinto ancora una volta, anche se questo potrebbe significare peggiorare le cose, perché se l’anima di qualcuno può sporcarsi, essa non deve andare in frantumi perché già è stato fatto abbastanza.

Michael Righini e Matteo Carbone hanno ancora una volta realizzato un pezzo di opera enormemente potente, sfruttando la loro popolarità per dare spazio alla propria autorialità e tirare fuori tantissime sfumature dell’essere umano cercando rendere sempre più forte una sola parola sia nel lato visivo che in quello scritto: la speranza. A questo punto l’attesa per il quinto episodio è gigantesca e si aspetta con tanta ansia ma anche tanta pazienza, perché ormai è completamente sicuro che ne varrà la pena.