YouTubers al Cinema: “Fuga di Cervelli”

Nonostante il lavoro dello youtuber sia formato da diverse professioni in base al genere di video, tra cui anche quelle di attore e di regista, molti amanti della settima arte nutrono un odio profondo verso queste figure quando approdano al cinema. Il motivo è perché per gli individui in questione queste persone non c’entrano assolutamente nulla con il grande schermo. Questo non vale solo per il cinema, ma anche per la letteratura. Diversi youtubers infatti hanno anche scritto dei libri di vario genere, specialmente quelli che riguardano la biografia ed il romanzo.

(Copertina di “Succede”, romanzo adolescenziale scritto da Sofia Viscardi che è diventato un best seller)

Ci tenevo quindi ad analizzare fino in fondo la faccenda, ma prima di scrivere un articolo che facesse un discorso definitivo su questo fenomeno che sta facendo surriscaldare vari amanti della cultura, voglio valutare uno alla volta diversi prodotti realizzati dagli youtuber o anche solo quelli in cui questi ultimi vengono semplicemente coinvolti, in modo da evitare ancora di più le generalizzazioni. Ecco perché inizierò con una rubrica chiamata “YouTubers al Cinema”, rubrica che analizzerà i film aventi come protagonista questi famosi personaggi del web.

Cominciamo quindi con il film che il 21 novembre del 2013 ha fatto partire le ascese delle web-star in altre porte del mondo dello spettacolo: “Fuga di Cervelli”.

(Locandina ufficiale del film)

La pellicola è una commedia scritta da Paolo Ruffini, Guido Chiesa e Giovanni Bognetti ed è il remake di un’opera spagnola intitolata “Fuga de cerebros” e uscita nel 2009. Questo remake vede come attori protagonisti web-star divenute tali grazie ai loro video comici. Quelli che devono completamente il loro successo a YouTube Italia sono Guglielmo Scilla, conosciuto ancora oggi come wilwoosh (il primo a sinistra nella locandina), e Frank Matano (il secondo a sinistra nella locandina). Entrambi gli individui oggi sono approdati definitivamente nel mondo del cinema, della comicità e del teatro, tanto da limitare molto di più la loro attività nel web, anche se colui che ha avuto più fortuna e che attualmente ha davvero un successo di pubblico al di fuori della piattaforma è Frank Matano. Altri due protagonisti sono interpretati invece da Luca Peracino (l’ultimo a destra nella locandina) e Andrea Pisani (quello di fronte a Luca Peracino nella locandina), che insieme formano il gruppo comico dei PanPers, il quale è diventato ancora più famoso grazie ai video fatti sul loro canale YouTube, ma in realtà la loro carriera è iniziata grazie a Colorado. Entrambi dopo questa pellicola continueranno a dedicarsi alla comicità, al cinema ed al teatro. L’ultimo protagonista, ma non meno importante, è interpretato da Paolo Ruffini che non solo ha scritto una buona parte della sceneggiatura, ma è anche regista per la prima volta proprio grazie a questo film. In realtà la carriera di Paolo Ruffini al cinema, dopo una comparsa in “Ovosodo” di Paolo Virzì, è iniziata nel 2005 con “Natale a Miami” e quando sono incominciate le riprese di “Fuga di Cervelli” lui era già un attore professionista, sia per quanto riguarda il teatro che per quanto riguarda il cinema. Anche egli però deve una piccola parte del suo pubblico al web: dal 2011 al 2014 ha curato il canale del “Nido del Cuculo”, in cui si occupava di doppiare in maniera parodistica delle scene di film famosi. Escludendo tuttavia Paolo Ruffini, fino ad allora la maggior parte delle attività svolte dagli attori protagonisti del film erano diventate famose grazie a YouTube.

(Foto di Paolo Ruffini in veste di regista sul set di “Fuga di Cervelli”)

La trama del film è questa: “Il giovane e timido Emilio (interpretato da Luca Peracino) decide di partire per Oxford per dichiarare a Nadia (interpretata dall’attrice e modella Olga Kent), trasferitasi dall’Italia all’Inghilterra per la vincita di una borsa di studio, l’amore che lo colpisce da quando aveva sei anni. Lo aiuteranno nel suo intento i suoi amici di sempre: Alfredo, ragazzo cieco e fin dall’asilo il miglior amico di Emilio (interpretato da Paolo Ruffini), Lebowski, hacker provetto venditore di granite e spacciatore di marjuana (interpretato da Guglielmo Scilla), Franco, studente di filosofia senza vocazione e gay non dichiarato (interpretato da Frank Matano), e Alonso, ragazzo costretto su una sedia a rotelle malato compulsivo di sesso e tecniche di difesa personale (interpretato da Andrea Pisani). Tutti e cinque partiranno per Oxford, dove faranno del loro meglio per aiutare Emilio ad avvicinarsi a Nadia, anche se durante il loro cammino incontreranno diverse altre ragazze.”

(I personaggi principali in una foto promozionale del film)

Il film era atteso con molta curiosità dalla gente, perché era appunto la prima volta che una pellicola avesse un cast formato principalmente dalle web-star. L’opera prima di Ruffini, prodotta dalla Colorado Film e distribuita dalla Medusa (potete guardare il trailer qui), è stata un successo di pubblico. Nel primo weekend, nonostante la presenza di “Thor: The Dark World” e di “Sole a Catinelle” con Checco Zalone, il film è riuscito a difendersi benissimo e ad incassare un milione e poco più di 800.000 euro. A fine corsa gli incassi sono arrivati a 5 milioni di euro circa. Tuttavia, nonostante il grande successo di pubblico, le critiche lo hanno massacrato e molti lo hanno definito uno dei più brutti film italiani mai fatti. Proprio a causa di ciò fino ad adesso ogni singola idea che riguarda anche un solo youtuber che fa cinema viene condannata a prescindere. Ma “Fuga di Cervelli” merita davvero tutte queste critiche? Partiamo prima di tutto dalla recitazione degli attori.

La performance che è stata più apprezzata dal pubblico e l’unica ad aver trovato diversi riscontri positivi nella critica è quella di Frank Matano. Pur non essendo in realtà il migliore del gruppo, i tempi comici di Frank sono davvero molto buoni. Tuttavia egli presenta nei difetti nell’espressività: non che ci sia una mancanza di emozioni, anzi, tutt’altro, ma in certi punti è davvero troppo esagerato e stona con le reazioni “realistiche” del film che dovrebbero avere i personaggi. Tutto ciò però non è una cosa grave ed anzi, come esordio cinematografico appare più che buono (e si dimostrerà poi essere molto migliorato nei film successivi, specialmente con l’ottima performance svolta nel dramma satirico “Sono Tornato”). Invece Guglielmo Scilla, a differenza di Frank, aveva già avuto tre precedenti esperienze cinematografiche, una che lo ha visto anche come protagonista accanto a Vincenzo Salemme nella commedia adolescenziale “10 Regole Per Farla Innamorare”. Egli non è un cattivo attore e lo ha dimostrato sia prima che dopo “Fuga di Cervelli” (per esempio nella commedia con Salemme precedentemente menzionata oppure in “I’Am – Infinita come Lo Spazio”, bellissimo dramma surreale di Anne Riita Ciccone), tuttavia nel film di Ruffini è davvero il peggiore di tutto il gruppo, apparendo spento e mono-espressivo in quasi ogni singola battuta. C’è anche da dire che interpretare l’unico personaggio che nel film non ha un briciolo di caratterizzazione e che sembra essere stato messo lì solo come figurante, senza quasi nessuna battuta comica a differenza di tutti gli altri membri del gruppo, di certo non può giovare alla performance di un attore. Andrea Pisani appare invece davvero ben calato nel suo personaggio, risultando espressivo e giusto nei tempi, mentre Luca Peracino invece appare più limitato pur essendo comunque decente e fisicamente adatto alla parte scelta per lui. La performance che è stata la più criticata riguarda invece Paolo Ruffini, che interpreta il personaggio più complicato. A dispetto delle critiche, Ruffini si dimostra essere il più capace tra tutti e 5, risultando un cieco credibile ma senza rinunciare alle capacità espressive. Anche il tono della voce è ben modulato e nelle (poche) scene drammatiche è quello che riesce a dimostrare più intensità.

(L’eccentrica banda protagonista in una scena del film)

Se quindi il cast dei protagonisti maschili per la maggior parte si risulta convincente, non posso dire lo stesso delle controparti femminili. Olga Kent è davvero troppo inespressiva e l’unica cosa che la salva è il buon doppiaggio svolto da Valentina Favazza (che è la seconda doppiatrice ufficiale di Jennifer Lawrence per intenderci), mentre invece l’italiana Gaia Messerklinger si dimostra perfetta e con i suoi sguardi riesce davvero a toccare lo spettatore. L’ultima co-protagonista del film è interpretata da Giulia Ottonello che non riesce né ad essere convincente quanto la Messerklinger né risulta un disastro quanto Olga Kent, ottenendo in sostanza una performance mediocre. Si segnalano infine cameo di diversi attori famosi che riescono a fare il loro dovere (la comparsa migliore è quella di Biagio Izzo).

Per quanto riguarda il lato tecnico voglio prima di tutto sfatare un mito che riguarda questo film: la regia di Ruffini. Molti accusano quest’ultimo di essere un regista assolutamente incapace, ma in realtà la regia di “Fuga di Cervelli” non risulta nulla di aberrante. E’ vero che non ha alcun guizzo registico particolare, ma non è diversa dalle normalissime regie che si vedono nella maggior parte delle commedie italiane. Il vizio di voler demonizzare qualsiasi elemento di un film non apprezzato ha davvero fatto passare la voglia di leggere qualsiasi commento su internet. Ciò che invece risulta davvero molto criticabile è la fotografia di Federico Masiero, sempre se si può parlare di fotografia perché è davvero la cosa che nella pellicola non risulta per niente esserci: sembra tutto essere stato ripreso con luce naturale, ma a differenza di film come “Revenant – Redivivo” che sfrutta quest’ultima alla perfezione, qui si ha l’impressione che il direttore stesse dormendo ad ogni inquadratura. Sono davvero azzeccate invece (in certi punti anche meravigliose) le musiche di Andrea Farri e di Claudia Campolongo ed una menzione d’onore va fatta per la bellissima canzone “Ragazzo Inadeguato” cantata da Max Pezzali, non solo per la qualità del pezzo ma anche per aver catturato bene ciò che il film vorrebbe trasmettere (pure se il modo in cui è stata inserita in una scena è davvero pessimo).

(Paolo Ruffini se la ride insieme agli altri membri del cast in questa foto scattata dal set)

A proposito di messaggi da trasmettere, moltissimi hanno criticato che “Fuga di Cervelli” nella sua assurdità non abbia nessuna morale da insegnare e nessuna rappresentazione realistica, anche perché il titolo e la trama lascia credere che il film si concentri soprattutto sul fenomeno dei giovani che lasciano l’Italia per cercare fortuna all’estero. Ciò è il più grande sbaglio che si commette quando si valuta il film. La pellicola in realtà un obiettivo ce l’ha e basta guardare i protagonisti per capirlo. Essi infatti sono dei reietti rifiutati dalla società perché sono diversi sia caratterialmente che fisicamente… e tutti loro non riescono ad accettare ciò che sono. Emilio infatti odia essere un ragazzo realista e timido, Alfredo non vuole mai far credere a qualcuno di essere cieco e non vuole comportarsi da tale, Alonso si vergogna di essere su una sedia a rotelle, Franco non riesce a dichiararsi gay per paura della reazione dei suoi amici e della sua famiglia e Lebowski è un tipo freddo e distaccato perché… è così (seriamente, non si capisce che razza di utilità abbia il personaggio di Guglielmo Scilla in questo film). In sostanza il messaggio della pellicola è quello di accettare sé stessi e di non aver paura di affrontare le difficoltà del mondo esterno nonostante le condizioni non agevolate, ma non sarà il mondo a decidere lo spirito di una persona che invece può essere maggiore di un individuo “normale”. Un argomento che ha sempre toccato personalmente lo stesso Paolo Ruffini e che non smetterà mai di trattare (si pensi per esempio al suo primo spettacolo teatrale diretto da lui e messo in scena quest’anno, “Up and Down”, che prevede per la maggior parte l’utilizzo di attori affetti dalla sindrome di Down). Il soggetto di tutto ciò alla base è davvero bellissimo e le scene drammatiche riescono a c’entrare l’obiettivo arrivando a toccare il cuore dello spettatore ed a fargli capire tutto il senso della vicenda (specialmente quella dello sfogo di Emilio che è dura e realistica allo stesso tempo). Ogni personaggio quindi risulta avere la giusta caratterizzazione, ad eccezione di quello di Franco che ha davvero poche sfumature, mentre il personaggio di Lebowski, come ho già detto, è inesistente. I personaggi che risultano avere le scene migliori a livello di approfondimento sono quelli di Emilio e di Alfredo. Un altro aspetto molto criticato è il rapporto tra Emilio e Nadia, poiché fin dall’inizio la pellicola lascia capire che la ragazza mostra un certo interesse per il giovane protagonista che per tutta la pellicola cerca di conquistarla ma diversi fraintendimenti impediscono ad i due di chiarirsi. Nemmeno questo in realtà è un male, anzi, è una cosa molto realistica: quante volte infatti tra due persone interessate è difficile iniziare un rapporto a causa di continui errori fatti da una delle due? Il rapporto di due persone non è mai così scontato come può apparire. Probabilmente, dopo la componente drammatica, questo è l’elemento più realistico del film.

Da come ho trattato fino ad ora l’opera prima di Ruffini, sicuramente molti avranno creduto che esso non abbia chissà quanti elementi negativi, ma in realtà non è così, perché la sceneggiatura è davvero piena di problemi. E’ vero, le parti drammatiche sono ben scritte e risultano toccanti… peccato però che ce ne siano al massimo tre in tutta la pellicola. “Fuga di Cervelli” infatti è soprattutto una commedia e l’80% di esso è formato da battute e da espedienti comici che sono un completo disastro. Il film ha pochissimi momenti che sono davvero divertenti (per esempio la scena dell’esame universitario fatto da Franco). La maggior parte delle battute infatti si basa su parolacce (ho perso il conto in cui tutte le volte Alfredo ha usato l’espressione “Sto cazzo” o “In culo”) e su battute sessuali, senza risparmiare anche alcune gag basate su scorregge e da giochi di parole che sono davvero stupidi ed inappropriati. Alcuni momenti inoltre sono proprio di cattivo gusto: c’è un’intera scena assurda che cerca di fare apparire divertente la necrofilia ed un’altra basata su come due dei protagonisti prendano in giro uno studente universitario perché colto e per farlo stare meglio gli regalano diverse volte della droga. Cerca anche di puntare sulle gag fisiche, ma onestamente parlando vedere un cieco che sbatte la testa da qualche parte mentre esclama “Maremma maiala” potrebbe essere anche divertente all’inizio se ben contestualizzato, se non fosse che ciò viene costantemente ripetuto fino a stancare. Almeno metà delle battute vengono riciclate nella pellicola in continuazione, come se volessero dare una caratteristica precisa ai personaggi, ma che invece risultano solamente dei completi buffoni e vengono davvero rovinati. Il film infatti è talmente occupato a cercare quasi sempre invano di fare ridere tanto da togliere un sacco di spazio all’approfondimento dei personaggi, ma soprattutto tanto da stravolgere l’intera credibilità della trama: gli espedienti comici sono così irrealistici che non riescono a far cacciare il minimo sorriso, dato che questo dovrebbe essere una commedia nella quale lo spettatore dovrebbe immedesimarsi, non uno show demenziale. E’ incredibile come una trama tanto interessante sia stata rovinata dai dialoghi che sono di una stupidità colossale. L’unica volta in cui i dialoghi riescono davvero a prendere lo spettatore, salvo alcune battute ben riuscite, sono nei rarissimi momenti seri. Basti pensare solamente a questa dichiarazione d’amore fatta da Emilio (consiglio di non leggere se si vuole vedere il film):

“Forse ti sembrerò esagerato, ma per me la voce di una persona è fondamentale per capire il cuore e l’anima che ha. Da quanto ti sento ho capito che i miei sogni hanno una voce: la tua. E sono sicuro che se chiudo gli occhi adesso non vedo tutto buio, ma vedo la tua voce che mi illumina.”

Questa lettera e pochi altri bellissimi momenti di “Fuga di Cervelli” mettono davvero tristezza se fanno pensare a quello che il film sarebbe potuto diventare. Non sarà uno dei più brutti film italiani di tutti i tempi (non si avvicina minimamente alla bruttezza di pellicole come “Troppo Belli” o “Albachiara”) e le poche parti positive riescono ancora ad evitare che esso venga descritto con l’aggettivo “orribile”, ma purtroppo l’opera prima di Ruffini non riesce ad avvicinarsi neppure alla mediocrità, perché il tipo di comicità utilizzata è talmente primitiva che è davvero difficile mandarlo giù. Dispiace veramente tanto, perché le potenzialità c’erano. Come primo film proveniente dal mondo del web, anche se la colpa va solo agli sceneggiatori e non agli attori che comunque per la maggior parte se la cavano, è davvero un disastro. Vedremo se i prossimi appuntamenti nella rubrica “YouTubers al Cinema” saranno migliori di questa pellicola.

(articolo scritto e curato da Andrea Barone)

 

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